Questo è il tuo libro: “I giorni della rotonda”
Spesso mi capita di pensare quanto sia cambiata San Benedetto da quando ero bambino ad oggi, i luoghi, gli spazi, la gente, i modi di vivere la città, di socializzare, di incontrarsi, e non nego di provare una certa nostalgia!
Con Elio e Diego, compagni casuali di quel tragico viaggio, pernottammo in postribolare albergo romano, viaggiammo sulla mia simbolica R4, faceva caldo&..Ma ancora mi chiedo chi lo accompagnò nelle braccia dei carnefici, mi chiedò ancora chi in città armo quelle menti, mi chiedo ancora chi rinnegò come amico e lo lasciò solo, mi chiedo ancora perchè ci si ostina a non scrivere una storia VERA di quegli anni, mi chiedo ancora perchè si mitizzò a SBT le br, mi chiedo ancora&..e mi accorgo che sto piangendo e Giselle mi dice che sono vecchio &.
Non credi che quando – nemici allora – ci si incontra oggi, in libreria o si ascoltando le poesie in dialetto di Flego con un bicchiere di birra di mano o ti precipiti all’ospedale per Mariella, incallita intellettual sinistrorsa, o ci si accapiglia su questo sito con parte dell’entusiasmo di allora, non credi, dico, che già, così facendo, abbiamo distillato almeno il meglio della nostra buona fede di allora riservandoci il dono raro al giorno d’oggi del rispetto reciproco pur nella persistente diversità di idee’
Come ricorda l’autrice nello stesso libro, qualche anno dopo, in un cinema di San Benedetto pieno zeppo di adolescenti per vedere “Il Tempo delle Mele”, un’ovazione di approvazione si è levata fra gli spettatori quando uno dei protagonisti del film si chiuse in bagno per una “pera” di eroina (e credo che, avendo l’autrice vissuto pur da ragazzina quei primi anni ‘80, il ricordo sia realistico).
Fonte:
http://www.sambenedettoggi.it/2009/11/27/83114/questo-e-il-tuo-libro-i-giorni-della-rotonda/
La Vedova allegra torna al Nuovo tra amori, intrighi e tradimenti
Oggi e domani (ore 20.45), gradito ritorno della «Vedova allegra» al Teatro Nuovo con Edoardo Guarnera, Cosetta Gigli e Pippo Santonastaso (anche alla regia). «Die lustige Witwe» è un’operetta in tre atti di Franz Lehár, su libretto di Viktor Léon e Leo Stein, dalla commedia «L’attaché d’ambassade» di Henri Meilhac (1861). Debuttò con enorme successo al Theater an der Wien a Vienna il 30 dicembre 1905.Il barone Mirko Zeta, ambasciatore del Pontevedro a Parigi, ha ricevuto l’incarico di trovare marito alla bella Hanna Glavari che, vedova di un ricco banchiere, proprio a Parigi vive allegramente. Per salvare la banca pontevedrina, che naviga in cattive acque, ed evitare che il capitale passi nelle casse di banche straniere, il barone dovrà convincere l’ereditiera a sposare un pontevedrino. Con la complicità di Njegus, cancelliere d’ambasciata, Zeta organizza incontri galanti tra la vedova e il conte Danilo Danilowitch, che dell’ambasciata è segretario. Ma realizzare il progetto non è semplice poiché, alcuni anni prima, tra Hanna e Danilo era intercorsa una burrascosa storia d’amore. Intanto anche Valancienne, moglie del barone Zeta, è corteggiata da un ricco francese: Camillo De Rossillon ed è combattuta se rimanere una «donna onesta» o cedere alle sue attenzioni. Durante una festa nel palazzo della Glavari, Valancienne e Camillo si danno convegno nel chiosco del giardino, ma proprio mentre stanno per essere sorpresi, Njegus, per evitare uno scandalo, sostituisce Valancienne con Hanna chiedendole di fingersi innamorata di Camillo.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=298481
Coldplay piacevoli e furbi con il pop di pronta presa
«Audace», definiscono i Coldplay questo nuovo cidì confezionato a misura di classifiche. Audace? Cosa dovremmo dire, allora, dei Radiohead? O di Bob Dylan, o Leonard Cohen, o ancora di Bruce Springsteen e tanti altri che senza finte audacie continuano a tener banco? Comunque i Coldplay si confermano per quello che già sapevamo: piacevoli, colorati – qui più che altrove -, orecchiabili. E saggiamente restii ad ogni eccesso di inventiva e di emozionalità. La ricetta è troppo furbetta per non funzionare: pop a pronta presa, qualche spruzzatina di etnicità – ora una ritmica nordafricana, ora un po’ di flamenco -, un senso melodico che arrotondi la retorica dei testi. E l’apporto sapiente del maestro Brian Eno a insaporire il tutto.Coldplay Viva la vida (Emi)
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273639
La mia Turchia ancora senza libertà
Sebnem Isiguzel
La Turchia è un paese che dovrebbe provare vergogna: nel 2008 non è ancora uno stato democratico. È un paese che si adopera in ogni modo per avvelenare la storia con le menzogne, proteggendo la laicità con il velo sotto la parrucca e facendo seguire colpi di stato a colpi di stato.
Chiariamo innanzitutto questa storia della vergogna: quale paese al mondo è senza vergogna? Il problema del mio paese rispetto ad altri, risiede nell’aver paura di guardare in faccia questa vergogna. Ci sono questioni che tutto il mondo accetta, salvo il mio paese. L’impero ottomano, che della Turchia è l’origine, ha mandato in esilio, impiccato e giustiziato delle persone ritenute responsabili del genocidio armeno. Oggi i nazionalisti non vedono questi crimini scritti nella loro storia, nei firman. Si dicono l’un l’altro: «Non guardare da quella parte, guarda dall’altra», lo dicono sussurrando e guardando l’orizzonte, guardando la menzogna che afferma che «gli armeni hanno tradito i turchi nel 1915». In Turchia di questi argomenti si è appena cominciato a discutere. E ad ogni dibattito si uccide un uomo con la coscienza pulita. I nazionalisti, tra cui si trovano anche militari, hanno ucciso Hrant Dink per questo motivo. Un’altra vergogna per la Turchia è la questione curda. Altra vergogna ancora sono i colpi militari e gli ultimatum.
In qualche modo la Turchia non riesce a crescere e a salvarsi dalla brutalità di suo padre – il nostro padre esercito -, dalla brutalità dei colpi di stato.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273579
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