Aniahaefer’s Weblog

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L’antica arte di metter mano nei testi altrui

Le parole sono falsamente anglofone e moderne: editor ed editing. Indicano ciò che molto più semplicemente, nella vecchia editoria che ancora si portava dietro il ricordo del rumore dei torchi, si chiamava «il curatore». Qualcuno che, a vari livelli e con varie competenze, affianca l’autore per limare il manoscritto che diventerà libro. Insomma un «coraggioso» che fa in modo che dalla massa informe della fantasia autoriale emergano le quattro «C» che ammaliano il lettore (o almeno evitano che si arrabbi come una bestia): Coerenza, Chiarezza, Chiusura, Correttezza. Eppure basterebbe la radice latina della parola per capire che si tratta di un mestiere vecchio come il mondo. Un mestiere costruito sull’eterna insicurezza degli scrittori e sulla necessità di litigare con loro per trasformare l’urgenza narrativa interiore in un prodotto (artistico o almeno vendibile).Così, giusto per fare qualche esempio: l’Eneide di Virgilio, quando il poeta morì a Brindisi il 19 a. C., era tutt’altro che finita e l’autore voleva che fosse distrutta. Ci pensò Augusto a organizzare un «editing forzoso». Toccò a Lucio Vario Rufo e Plozio Tucca, due poeti non certo eccelsi, renderla presentabile. La cultura oggi è loro grata (non sapremo mai con sicurezza quante scelte azzeccate o quanti danni abbiano fatto). Molti secoli dopo, Ariosto, per l’ultima edizione del Furioso, inventò una specie di «editing sociale».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=295472

Ottobre 4, 2008 Pubblicato da aniahaefer | free news | , , , , , , | Ancora nessun commento.

Gli spettri sul muro del detective Kiley

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Gli spettri sul muro del detective Kiley – Articolo – ilGiornale.it del 03-08-2008

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Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280595

Agosto 4, 2008 Pubblicato da aniahaefer | free news | , , , , , , | Ancora nessun commento.

Lidia Ravera fa il pit-stop ai camionisti

Attente, donne: nello sfogliare Le seduzioni dell’inverno non lasciatevi irretire dalla trama sentimentale, e badate al sodo. L’ultimo racconto della Ravera non è quello che sembra, «un romanzo appassionante ma di genere popolare»: è un cammino iniziatico al termine del quale vi ritroverete esperte del mestiere di abbindolare il più facoltoso dei maschietti.Cominciate scansando la prosopopea che ogni tanto appare fra le righe: «Un maggio costretto dietro ante di legno» non vi faccia vacillare, tollerate le espressioni pletoriche («vigile attenzione») nonché l’errore di stampa più lungo e buffo della storia della letteratura italiana: «la vide scendere a esercitare con una certa dose di perfezionis Curiol_interno_def.indd mo, l’agognata fellatio». Dopo essere passate indenni tra la Scilla di «Una voce era penetrata nelle segrete di quella disperazione ottusa» e la Cariddi di «rinchiusi nelle nostre monadi di metallo grigio o blu» (si tratta di banali automobili, anche se le monadi, secondo Leibniz, non hanno finestre né presumibilmente dei finestrini con alzacristalli elettrici) potrete finalmente accedere al vero charme.Cercate, troverete tutto: l’arte di disporre le steariche («Un motivo di garofani rosa intrecciati per il gambo incorniciava un’unica candela grigio perla incastonata in un candelabro di cristallo»), di cucinare («vol-au-vent ripieni di un mistero cremoso del colore dei funghi porcini»), di scegliere i vestiti («una tunica scollata di velluto verde scuro»).

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273872

Luglio 5, 2008 Pubblicato da aniahaefer | free news | , , , , | Ancora nessun commento.